"Tutti siamo in grado di intuire facilmente e capire che il pianto del bambino è la sua forma di comunicazione privilegiata ( l’altra è quella psicosomatica). La gamma comunicativa del pianto, sin dai primi mesi, abbraccia il “pigolio” soddisfatto del bambino sentendosi pulito al cambio del pannolino, agli strilli di fame ai grugniti che richiamano il bisogno di dormire.
La forza di questo mezzo di comunicazione è chiara ed efficiente: appena il bambino piange i genitori e spesso tutta la famiglia entrano in uno stato di mobilitazione prioritaria. Tutti si domandano: “ Che succede? Ha Fame? Ha freddo? E’ bagnato? L’ansia dei genitori però cresce quando, una volta rifiutato l’allattamento o continuando anche oltre il cambio, il pianto non cessa. Il medico è già stato consultato una volta precedente e la sua visita ha rassicurato tutti sulle ottime condizioni del bambino. Che fare?..."
La forza di questo mezzo di comunicazione è chiara ed efficiente: appena il bambino piange i genitori e spesso tutta la famiglia entrano in uno stato di mobilitazione prioritaria. Tutti si domandano: “ Che succede? Ha Fame? Ha freddo? E’ bagnato? L’ansia dei genitori però cresce quando, una volta rifiutato l’allattamento o continuando anche oltre il cambio, il pianto non cessa. Il medico è già stato consultato una volta precedente e la sua visita ha rassicurato tutti sulle ottime condizioni del bambino. Che fare?..."
Marta
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